Non Tutte le Certificazioni di Parità sono Uguali: L’Abisso tra Serietà e Opportunismo

La differenza tra una certificazione di parità di genere ottenuta regolarmente e una ottenuta prendendo scorciatoie è fondamentale e impatta significativamente sul valore e sull’efficacia della certificazione stessa.
Ecco le principali differenze:

Certificazione Ottenuta Regolarmente

Processo rigoroso e trasparente: Segue un iter definito da standard riconosciuti (come la prassi UNI/PdR 125:2022 in Italia), che prevede una valutazione approfondita delle politiche, delle pratiche e dei dati aziendali relativi alla parità di genere.

Verifica indipendente: Viene rilasciata da un ente di certificazione accreditato e indipendente, che garantisce l’oggettività e l’affidabilità del processo di valutazione.

Impegno reale e strutturale: Riflette un impegno autentico dell’azienda nell’implementare e mantenere nel tempo misure concrete per ridurre il divario di genere in diverse aree (opportunità di crescita, parità retributiva, politiche HR, work-life balance, ecc.).

Miglioramento continuo: Spesso implica un monitoraggio costante e un impegno al miglioramento continuo delle politiche e delle pratiche aziendali in ottica di parità.

Benefici tangibili e duraturi: Porta a reali benefici per l’azienda, come un miglior clima di lavoro, maggiore attrattività e retention dei talenti, migliore reputazione, potenziale accesso a incentivi economici e punteggi premiali negli appalti pubblici.

Credibilità e valore riconosciuto: La certificazione ha un valore reale e riconosciuto da stakeholder interni ed esterni (dipendenti, clienti, partner, istituzioni).

Certificazione Ottenuta Prendendo Scorciatoie

Processo superficiale o fittizio: Potrebbe coinvolgere una documentazione incompleta o manipolata, audit superficiali o accordi non trasparenti con enti compiacenti.

Mancanza di reale impegno: Non riflette un vero impegno dell’azienda verso la parità di genere, ma è ottenuta principalmente per ragioni opportunistiche (ad esempio, accedere a benefici senza un reale cambiamento).

Benefici illusori o a breve termine: I benefici ottenuti potrebbero essere limitati all’accesso immediato a qualche vantaggio, senza un impatto reale e duraturo sulla cultura e sulle performance aziendali.

Rischio reputazionale: Se la scorciatoia viene scoperta, l’azienda rischia danni significativi alla propria reputazione e credibilità. Cosa che accade comunque all’interno dell’Azienda stessa poiché i suoi dipendenti sono perfettamente consapevoli della mendacità di quanto riportato nel certificato. Inoltre, se la certificazione è ottenuta utilizzando finanziamenti pubblici a fondo perduto e mediante l’operato di un Organismo di Certificazione molto compiacente si può facilmente configurare il reato di truffa e turbativa d’asta (se l’utilizzo è fatto per partecipare a gare e bandi pubblici).

Inefficacia nel promuovere la parità: Non contribuisce significativamente alla riduzione del divario di genere all’interno dell’organizzazione e nella società.

Valore nullo o negativo: La certificazione ottenuta in modo non etico non ha alcun valore reale e può anzi essere percepita negativamente se la mancanza di sostanza viene evidenziata.

 

In sintesi, una certificazione di parità di genere ottenuta regolarmente è un investimento strategico che porta benefici reali e duraturi, basato su un impegno autentico e verificato. Una certificazione ottenuta prendendo scorciatoie è una facciata ingannevole che può portare a benefici temporanei ma espone l’azienda a rischi significativi e non contribuisce in alcun modo a un reale cambiamento verso la parità di genere. È come paragonare un diploma ottenuto con anni di studio e impegno a un pezzo di carta senza alcun valore effettivo.